In Consiglio comunale, è stato approvato il Rendiconto 2024. Un passaggio fondamentale per l’amministrazione, arrivato al termine di un dibattito complesso, rallentato da un ostruzionismo della minoranza che ha presentato numerosi emendamenti privi di contenuti sostanziali, con l’unico effetto di appesantire i lavori d’aula.
Nel mio intervento di accompagnamento al voto ho voluto richiamare l’attenzione su una sfida centrale per il futuro della città: la necessità di dotarsi di nuovi strumenti di rendicontazione capaci di integrare bilanci sociali, bilanci di esercizio e bilanci di impatto sociale. Strumenti indispensabili per leggere in modo più completo l’azione pubblica e i suoi effetti sulla comunità.
La “questione sociale” come asse strategico
Un altro tema chiave affrontato nel dibattito è stato quello della “questione sociale”. Il Consiglio comunale si è espresso più volte sulla necessità di coniugare lo sviluppo della città con lo sviluppo e l’innovazione delle politiche sociali, affinché queste non restino subordinate ma diventino parte integrante delle strategie di crescita.
In questo quadro si inseriscono alcuni atti recenti e particolarmente rilevanti, come il Piano Casa e il Piano per lo Sviluppo di Torino, costruiti anche con il mio contributo e presentati a prima firma dai consiglieri Claudio Cerrato e Pierino Crema.
Un cambio di passo per l’amministrazione
Il dato politico più significativo per l’amministrazione di centrosinistra è la volontà di attribuire alle politiche sociali un ruolo primario e non più marginale nella vita amministrativa della città. Sapremo di aver raggiunto questo obiettivo quando l’istanza sociale avrà acquisito una cittadinanza piena e irreversibile a tutti i livelli dell’organizzazione comunale e nella gestione complessiva di Torino.
Per questo motivo è cruciale che una parte degli accantonamenti venga destinata, nei prossimi due anni, a interventi strategici.
Le priorità per i prossimi anni
Tra le principali direttrici di lavoro individuate:
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La costruzione di un nuovo patto sociale con i corpi intermedi, per ridisegnare i servizi di welfare senza subirne le transizioni. Un patto che metta al centro l’intelligenza civica, l’imprenditorialità sociale e il Terzo Settore, pilastri fondamentali della democrazia del Paese e della città.
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La tutela della qualità del lavoro di chi opera con l’Amministrazione, sia personale interno sia esterno. In particolare, è auspicabile un confronto con la Regione Piemonte per individuare soluzioni adeguate per i contratti degli educatori professionali: non può esistere lavoro povero tra i professionisti della cura.
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Risorse dedicate al nuovo Piano dell’Abitare, affinché le politiche abitative diventino un pilastro essenziale del welfare cittadino. L’integrazione tra politiche sociali e abitative rappresenta un cambio di prospettiva che riafferma la centralità della regia pubblica e riconosce il diritto all’abitare come strumento di cittadinanza sociale.
Investire in questa direzione significa portare a sintesi la molteplicità di pratiche, strumenti, attori e competenze coinvolte, ancorando l’integrazione delle politiche al lavoro di capacitazione delle persone.
Innovazione, ascolto e nuovo welfare
È fondamentale che la città continui ad ascoltare le esperienze di frontiera e le sperimentazioni in atto, costruendo una solida cornice di politica pubblica capace di integrare politiche abitative e sociali. Questo è un compito che spetta all’amministrazione; allo stesso tempo, è necessario lasciare spazio al Terzo Settore e al privato, quando in grado di operare su scala e generare opportunità.
Infine, occorre dare forma a un nuovo paradigma per la ricostruzione del welfare, fondato sull’economia sociale, tema su cui la Città Metropolitana sta lavorando all’interno del Piano Strategico. Accanto alle risorse pubbliche, è indispensabile sviluppare nuove strategie per valorizzare la nuova imprenditorialità sociale, capace di attivare autorganizzazione, reciprocità e solidarietà, generando nuove economie solidali.
Questa rappresenta una sfida decisiva e una risorsa preziosa per costruire una nuova sinistra sociale europea, all’altezza delle trasformazioni e delle nuove sfide poste dalla questione sociale.