Il Consiglio Comunale ha compiuto un importante passo in avanti sul tema del diritto alla residenza, approvando un atto frutto di un intenso lavoro di cooperazione tra la maggioranza e il Terzo Settore. Un risultato politico e sociale significativo, reso possibile grazie al contributo delle consigliere e dei consiglieri Elena Apollonio, Vincenzo Camarda, Pietro Tuttolomondo, Pierino Crema, Nadia Conticelli, Alice Ravinale e alla rete composta da 138 organizzazioni del Terzo Settore impegnate in questa battaglia di civiltà.
Un mandato preciso per Sindaco e Giunta
L’atto approvato affida al Sindaco e alla Giunta Comunale il compito di individuare una soluzione “su misura” per Torino, seguendo l’esempio di altre città italiane come Roma, con amministrazione di centrosinistra, e Palermo, guidata dal centrodestra. Due casi diversi che hanno però scelto la stessa strada: garantire tutele essenziali alle persone che vivono in condizioni abitative informali.
Cosa prevede la Legge 80 e perché è un problema
Il nodo centrale è l’articolo 5 della Legge 80, che vieta alle persone che abitano in una casa “senza titolo” di:
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iscriversi alla residenza
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richiedere l’allaccio di servizi essenziali come acqua e gas
Una norma che finisce per confondere abitazioni abusive e abitazioni informali, penalizzando persone che spesso non hanno scelta diversa.
Le conseguenze: diritti negati e persone invisibili
La mancanza di residenza ha effetti gravissimi sulla vita quotidiana. La residenza, infatti, è un requisito fondamentale per accedere a una serie di servizi essenziali:
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assistenza sanitaria e medico di base
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tessera sanitaria
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mensa scolastica
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centri per l’impiego e percorsi di inserimento lavorativo
Privarne le persone significa colpirne la dignità e limitarne i diritti fondamentali.
Durante la pandemia da Covid-19, chi non possedeva una residenza ha incontrato difficoltà enormi nel curarsi. Senza medico di base né tessera sanitaria, non era possibile effettuare tamponi, essere tracciati o rientrare al lavoro.
Di fatto, queste persone sono diventate invisibili, con rischi anche per la salute pubblica, perché non si conosceva la loro situazione abitativa né l’eventuale presenza di focolai.
A Torino esistono aree dove vivono persone in condizioni informali, spesso per impossibilità di sostenere un affitto o per assenza di un titolo regolare di godimento dell’immobile. Invisibilità amministrativa e fragilità sociale finirebbero così per alimentarsi a vicenda.
Comuni virtuosi e buone pratiche
Alcune amministrazioni, come quella di Roma, hanno scelto una strada differente. Con una direttiva del Sindaco Gualtieri, è stato chiesto agli uffici anagrafici di trovare soluzioni per persone considerate “meritevoli di tutela”, tra cui:
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famiglie seguite dai servizi sociali
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persone con disabilità
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minori
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anziani over 65
Un esempio che dimostra come sia possibile applicare la legge in modo equilibrato, garantendo sicurezza giuridica e tutela dei diritti.
Prossimi passi
Ora la palla passa agli uffici anagrafici, coordinati dall’Assessore Francesco Tresso, e ai servizi sociali, guidati dall’Assessore Jacopo Rosatelli. Il loro compito sarà trovare una soluzione concreta che permetta di ridurre gli effetti negativi della Legge 80 e garantire maggiore tutela alle persone in condizioni di fragilità abitativa.
La città attende di conoscere i prossimi sviluppi, con la speranza che anche Torino possa diventare un modello positivo sul tema del diritto alla residenza.
Il testo completo della mozione n.24/2024 approvata è disponibile qui
