Il Consiglio Comunale ha approvato una mozione che impegna formalmente la città di Torino a sostenere il percorso avviato dalla Diocesi di Torino per il riconoscimento UNESCO del “Chilometro della Carità”, proposta avanzata dall’Arcivescovo Roberto Repole.
Si tratta di un progetto che mira a valorizzare uno dei patrimoni civili e sociali più significativi della città. Il cosiddetto “Chilometro della Carità” racchiude un perimetro urbano che ha segnato profondamente il modo di pensare e organizzare la solidarietà e il vivere sociale a Torino: dal Distretto Sociale Barolo a Valdocco, fino a istituzioni storiche come Piccola Casa della Divina Provvidenza (Cottolengo) e il Sermig – Arsenale della Pace.
Un passo oltre il riconoscimento UNESCO
La mozione approvata non si limita a sostenere il percorso verso il riconoscimento internazionale. L’atto propone anche di istituire un Premio per la Speranza Civica, con l’obiettivo di valorizzare esperienze che contribuiscono concretamente alla coesione sociale e alla costruzione del futuro della città.
Il senso di questa proposta è chiaro: la politica ha il compito di rendere il futuro praticabile e di dare struttura alla speranza, trasformandola in un progetto credibile, verificabile e organizzato. Senza un domani possibile, infatti, la stessa democrazia rischia di svuotarsi.
Un richiamo all’etica pubblica
In un tempo attraversato da paure e fratture sociali, la proposta rappresenta anche un richiamo a un’etica pubblica capace di unire responsabilità e visione, mitezza e fermezza.
La speranza, però, non può restare un concetto astratto: deve diventare racconto e pratica concreta. È una responsabilità collettiva che riguarda istituzioni, società civile, mondo economico, comunità educative e anche i media. Non per negare le crisi che attraversano la società, ma per non consegnare loro l’ultima parola.
Premiare chi genera futuro
Il Premio per la Speranza Civica non nasce come riconoscimento simbolico alla “bontà”, ma come strumento per valorizzare chi costruisce futuro nella vita quotidiana della città. Tra i possibili protagonisti: imprese responsabili, startup giovanili, imprenditori immigrati, reti civiche, comunità educative e realtà sociali, laiche o religiose, capaci di generare coesione.
I numeri raccontano una realtà dinamica: Torino conta oltre 4.800 enti del Terzo Settore, più di 34.700 imprese guidate da persone straniere, oltre 20.900 imprese condotte da under 40 e centinaia di startup innovative nate negli ultimi anni. Un patrimonio sociale ed economico che rappresenta una vera infrastruttura di futuro.
Verso un “censimento della speranza”
Tra le proposte emerse nel dibattito vi è anche l’idea di avviare un censimento della speranza: una chiamata pubblica ai cittadini per individuare e segnalare le realtà che generano valore nella vita quotidiana della città.
Quale impresa, negozio, associazione, scuola o comunità produce futuro nella vita dei torinesi? L’obiettivo sarebbe quello di mappare e rendere visibili le energie civiche che tengono insieme la città, trasformando il premio in un dispositivo permanente di riconoscimento e valorizzazione.
La forza civica di Torino
In un’epoca in cui l’angoscia rischia di diventare un clima emotivo permanente, organizzare la speranza diventa una difesa attiva della democrazia.
Torino può riconoscere che la sua infrastruttura più strategica non è soltanto industriale o economica, ma anche civica: fatta di solidarietà, responsabilità condivisa e capacità di costruire futuro insieme.
